L’insieme di tutti i microbi che abitano dentro e sulla superficie del corpo umano ed il cui numero è pari a 10 volte quello delle nostre cellule, ( circa 10 mila miliardi ) costituisce il cosiddetto microbiota umano.
Nell’intestino umano è presente invece il microbiota intestinale, un sottoinsieme del più enerale microbiota, ma certamente il più ricco e importante, pesa circa 1,5 Kg ed è composto da circa 500 specie di batteri diverse fra di loro.
La popolazione di microbi “buoni” dell’intestino (che sono la grande maggioranza), ci protegge producendo il muco che fa da barriera tra i microrganismi e le cellule che formano le pareti dell’intestino, inoltre stimola la risposta infiammatoria e le difese immunitarie nel caso di un attacco al nostro organismo.
Poichè è possibile modificare il microbiota intestinale, a differenza di alcuni fattori come l’età e la genetica che invece non lo sono e che incidono sull’insorgenza di malattie, il microbioma è diventato un campo di estremo interesse per tutta la medicina.
La scoperta di ricercatori e scienziati che stanno studiando il microbiota intestinale (e il relativo genoma, definito microbioma), dimostrerebbe inoltre che esiste una correlazione stretta tra ciò che mangiamo, i microbi che abitano l’intestino e il nostro stato di salute. Una dieta ricca di fibre, è sicuramente più vicina a quella originaria dell’uomo prima dell’era industriale, infatti, la nostra specie si è nutrita per millenni di vegetali e di (poca) cacciagione.
Con un esperimento condotto sui topi e compiuto presso il Sonnenburg Lab dell’Università di Stanford, è stato infatti verificato che i microbi scomparsi dall’intestino della madre a causa di una dieta “occidentale” risultano definitivamente estinti nell’intestino del figlio immediatamente dopo il parto. Molti microrganismi, infatti, passano al neonato attraverso i contatti con la pelle, i capezzoli e le labbra della mamma. E se la mamma non li possiede, la trasmissione non può avvenire.
L’impoverimento del microbiota sarebbe alla base della recente diffusione di patologie tipiche della società contemporanea, come il cancro del colon, le malattie autoimmuni, ma anche ell’obesità, di patologie depressive e disturbi d’ansia. Secondo le ricerche del microbiologo Usa Justin Sonnenburg, quando la nostra dieta si impoverisce di fibre, i batteri abituati a metabolizzarle, non trovandone più a disposizione, attaccano il muco che protegge l’intestino dagli altri microbi e questi ultimi, arrivati a contatto con le cellule intestinali, provocano un’infiammazione.
Sarebbe proprio l’infiammazione cronica causata dalla dieta errata e dal conseguente assottigliamento del muco protettivo a scatenare le patologie “occidentali” (del resto, quasi del tutto sconosciute alle tribù di mangiatori di fibre). Una dieta più frugale, al contrario, timolerebbe i batteri a produrre composti chimici utili all’organismo, come il butirrato (che si trova anche nei formaggi stagionati), capace secondo i ricercatori di proteggerci contro alcune malattie come il morbo di Chron, grazie al suo potere antinfiammatorio.
Proprio il butirrato infatti è contenuto oggi nei moderni integratori usati nelle patologie infiammatorie intestinali.
I probiotici sono microrganismi che favoriscono l’equilibrio del microbiota (flora batterica) normalmente presente nel nostro organismo. Come detto è risaputo che questi microrganismi hanno un ruolo terapeutico in caso di sintomi gastroenterici, tuttavia svolgono anche altre funzioni all’interno del nostro corpo:
• proteggono la flora intestinale dai batteri patogeni;
• producono vitamine;
• facilitano l’assorbimento di nutrienti;
• sostengono il sistema immunitario;
• proteggono la barriera intestinale dalle aggressioni.
I probiotici svolgono anche importanti funzioni a livello del sistema immunitario, infatti migliorano la funzione del tessuto immunitario presente nell’intestino in grande quantità; in particolare:
• potenziano i meccanismi di difesa della mucosa;
•migliorano la comunicazione con le cellule, attraverso segnali
chimici;
• modulano la risposta immunitaria locale e sistemica;
• riducono l’infiammazione.
I probiotici hanno un’importante azione protettiva nei bambini.
Specialmente nei neonati e nei bambini i probiotici svolgono un’importante azione protettiva quindi una corretta alimentazione, insieme all’assunzione dei probiotici può aiutare a mantenere l’intestino in salute, a produrre e assorbire nutrienti essenziali per la crescita, a rispondere meglio alle infezioni. Con la crescita, i bambini cominciano poi a entrare in contatto con patogeni nuovi ad esempio all’asilo o a scuola a cui l’organismo non è ancora preparato.
Cibi probiotici :
I probiotici si trovano nei cibi fermentati (the kombucha, miso, kefir, tempeh e crauti). Sulla nostra tavola non devono mai mancare yogurt, formaggi fermentati e prodotti da forno derivati dalla pasta acida e ovviamente nei fermenti lattici reperibili in farmacia. Vediamo altri cibi probiotici:
• Il the kombucha è una bevanda fermentata ottenuta da colture di batteri, funghi e lieviti, aceto di mele e zucchero. Al termine del processo di fermentazione viene miscelata con due varietà di the (quello nero e quello verde). Questa bevanda è consumata sin dai tempi più antichi in Cina dove le vengono attribuite virtù terapeutiche eccezionali, tali da essere considerata “ miracolosa e curativa”.
• Il miso (reperibile nelle erboristerie più fornite e nei negozi specializzati in vendita di prodotti biologici) è invece una pasta fermentata ottenuta dai fagioli gialli. È piuttosto saporita ed è alcalinizzante. Al miso è attribuita la proprietà di aiutare l’intestino a rimuovere le incrostazioni e a riattivare la peristalsi. In commercio ne troviamo diversi tipi (quello di riso, d’orzo ecc). Si utilizza prevalentemente nella cucina macrobiotica ma per le sue virtù viene ormai usato da chiunque abbia difficoltà digestive (contiene enzimi) o chi ha un’alimentazione carente di vitamine e Sali minerali.
• Il kefir è una bevanda fermentata simile allo yogurt. È apprezzato per il buon contenuto di minerali come il calcio, il magnesio, lo zinco e il fosforo. Non mancano le preziose vitamine del gruppo B e un nutrito battaglione di amminoacidi. Ha la proprietà di stimolare il sistema immunitario e di regolarizzare l’intestino.
• I crauti sono il risultato della fermentazione del cavolo cappuccio. Ne emerge un buon quantitativo di vitamina C, poche calorie (circa 25 per cento grammi di prodotto) e fibre benevole per un buon transito intestinale. L’accoppiata con i wurstel lo rendono un piatto molto appetibile ma meno salutare.
• Il tempeh è un lavorato della soia gialla fermentata. Il gusto molto particolare ricorda quello del sottobosco (funghi e noci). La fermentazione ne garantisce la massima digeribilità. È un alimento necessario nell’alimentazione del vegano perché contiene fonti apprezzabili di omega tre e soprattutto di B12 altrimenti difficile da reperibile.
Perché assumere probiotici regolarmente :
I probiotici possono vivere temporaneamente nell’intestino, ma non sono in grado di colonizzarlo per lunghi periodi, ecco perché, per sfruttare al meglio tutti i benefici, è necessario assumerli in modo continuativo, almeno per qualche settimana.
Gli alimenti probiotici hanno lo svantaggio di dover essere consumati entro un certo periodo di tempo e conservati in frigorifero in quanto prodotti facilmente deperibili. Inoltre, stabilire quantità e qualità dei batteri presenti può essere estremamente difficoltoso. Per ovviare a questi inconvenienti si possono utilizzare gli integratori di probiotici, normalmente più stabili in termini di quantità di microrganismi e con il vantaggio di poter essere conservati a lungo. Inoltre, si ha la possibilità di scegliere esattamente quanti e quali assumere, in base a quello più adatto alle proprie esigenze. I farmaci probiotici sono invece consigliati quando c’è la necessità di ripristinare la flora batterica danneggiata, ad esempio durante periodi di assunzione di farmaci, flora batterica alterata o sintomi intestinali.

